FacebookInstagram

VIDUA Carlo

La storia comincia nel 1785, quando il 28 febbraio Carlo Vidua nasce a Casale Monferrato, settimo conte di Conzano. La sua sarà una vita di viaggiatore colto ed avventuroso attraverso i continenti, raccontata in quasi 300 lettere che scrive soprattutto al padre ed all’amico Cesare Balbo che le pubblica postume in tre volumi disponibili sulla teca digitale dell’Accademia delle Scienze, di cui Vidua era membro insieme ai suoi taccuini, i libri di viaggio (la sua “libreria americana” comprendeva quasi 1.300 titoli, all’epoca il British Museum di Londra, la più ricca rccolta di libri americani in Europa, arrivava giusto a un migliaio) le carte geografiche, i testi più vari.
Inizia a viaggiare da bambino, con il padre: Torino, Milano, Pavia, Firenze, Siena. Si trasferisce a Torino nel 1804, studi in legge, la passione per i libri da vero bibliofilo.
Nel 1810 è nella Francia meridionale, ed in giro per le città italiane..ogni tanto torna a Casale ma poi riparte subito: nel 1 813 senza dire nulla alla famiglia parte per Parigi e prosegue il viaggio in Inghilterra, Irlanda, Scozia, Belgio e Olanda.
Nel 1818 il viaggio in Lapponia, poi la Danimarca, la Svezia, Pietroburgo e Mosca, il Mar Nero, Odessa, Costantinopoli.
Sbarca ad Alessandria a fine 1819. Giunto al Cairo, entra in contatto con i consoli francesi e inglesi, Bernardino Drovetti ed Henry Salt (due personaggi molto influenti, entrambi collezionisti di reperti), per circa un anno e mezzo esplorò l’intero Egitto e la bassa Nubia e, oltre a trascrivere diverse iscrizioni si creò una piccola ma importante collezione tra cui sicuramente da menzionare due stele nubiane che spedì tosto in Italia.
Fu il principale fautore di una trattativa col Drovetti per l’acquisto da parte del governo piemontese (Carlo Felice) della grande raccolta di antichità egiziane posseduta dal console francese.
Questa importante trattativa si concluse con l’acquisto della collezione nel 1823 e, quella collezione costituisce tutt’oggi il nucleo fondamentale del Museo Egizio di Torino.

Ma Vidua non si ferma, eccolo nell’agosto del 1820 a Gerusalemme, Damasco, Beirut. Da Atene si imbarca per Marsiglia e torna a Conzano, a riordinare il materiale raccolto e organizzare il suo viaggio americano.
Salpa da Le Havre il 25 febbraio 1825, arriva a New York dopo quarantatré giorni di navigazione e prosegue per Filadelfia, Boston, Washington, incontra il presidente in carica, John Quincy Adams, e quattro ex presidenti. Una breve tappa in Canada, poi New Orleans, il Messico, da dove si imbarca per l’Europa, destinazione Bordeaux dove arriva nell’aprile del 1827.
Da qui, a luglio, senza rientrare in famiglia (c’era qualche divergenza con il padre per via delle sue lunghe assenze) riparte per l’India e il sud-est asiatico. Calcutta, il Gange fino a Benares, Delhi nel 1828, quando arriva fino all’Himalaya. In estate è a Singapore, poi a Manila, Macao, le Filippine, il Borneo e Giava.
Nel marzo del 1830 approda all’isola di Madura, quindi ad Ambon e in Nuova Guinea, dove arriva a bordo di un veliero condotto dall’olandese Jan Hendrik De Boudyck-Bastiaanse, scittore e viaggiatore. Avrebbero dovuto proseguire per l’ Australia, e di lì Cile, Argentina e Brasile. Ma il 16 agosto, durante una visita alle solfatare di Lahendong, nell’isola di Celebes , l’attuale Sulawesi, si ustiona la gamba destra. La ferita va in cancrena, si cerca di farlo arrivare ad Ambon dove è prevista l’amputazione della gamba per tentare di salvargli la vita. Ma muore il giorno di Natale del 1830 a bordo della nave che lo sta trasportando. Aveva 45 anni.

A Villa Vidua un allestimento multimediale è dedicato al conte ed ai suoi viaggi, al Museo Civico di Casale un’intera sala presenta i suoi oggetti raccolti per il mondo e regolarmente spediti in patria, al Museo di Scienze naturali di Torino è custodita parte della sua grandiosa collezione di conchiglie, 2000 esemplari.
Alla fine Carlo Vidua, esploratore, è tornato a Conzano, dove è sepolto nella chiesa gotica di San Maurizio. La sua tomba è nella navata sinistra, accanto all’entrata, quasi che il conte dovesse fuggire per un altrove lontano anche da lì.