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TORINO. Impronte: la Terra che cambia attraverso lo sguardo di James Balog al MAcA. (29lug26)

«Le radici non devono affondare nel buio atavico delle origini ma aprirsi, come rami di un albero, sino a incontrare altri rami e altri alberi, come mani che si stringono».
La celebre frase dello scrittore martinicano Édouard Glissant risuona tra le sale del MAcA-Environmental Museum di Torino, dove la nuova esposizione «Impronte» invita a riscoprire le profonde connessioni tra l’essere umano e la biosfera.
La mostra, dal 24 aprile al 29 luglio, celebra l’opera di James Balog, uno dei più autorevoli fotografi ambientali contemporanei, capace di trasformare il dato scientifico in un’esperienza visiva di travolgente bellezza e drammaticità. Curata da Silvana Dalmazzone e Monica Poggi e inserita nel programma Extra di EXPOSED Torino Photo Festival, l’esposizione si sviluppa come un percorso multidisciplinare fatto di immagini in grande formato, installazioni multimediali e documentari.

Nato in Pennsylvania nel 1952, Balog è una figura chiave del fotogiornalismo ambientale. Con una formazione in geografia e geomorfologia, ha collaborato con testate internazionali come «National Geographic», «Life» e «The New York Times Magazine», contribuendo a ridefinire il rapporto tra fotografia e attivismo. «Quando ho iniziato, ha dichiarato, volevo celebrare la bellezza della natura. Poi ho compreso che era necessario raccontare anche il conflitto tra umanità e ambiente». È con questa consapevolezza che ha dato vita, nel 2012, all’Earth Vision Institute, con l’obiettivo di integrare arte e scienza nella comunicazione della crisi climatica.

Cuore della mostra è l’«Extreme Ice Survey», progetto avviato nel 2007 che ha documentato il rapido arretramento dei ghiacciai attraverso una rete di fotocamere installate in aree remote del pianeta. I time-lapse esposti restituiscono una visione altrimenti invisibile: il respiro, sempre più fragile, della criosfera, divenuto prova tangibile del riscaldamento globale.
Dalla dimensione macroscopica e geologica, il percorso si stringe progressivamente verso una scala più intima con la serie «Survivors», in cui Balog sovverte i codici della fotografia naturalistica. Animali e piante a rischio estinzione vengono isolati dal loro habitat e ritratti su sfondi neutri; diventano così dei veri e propri soggetti in uno studio fotografico, fuori da un ecosistema e capaci di interrogare direttamente lo sguardo dello spettatore.

Negli spazi esterni, inoltre, l’autore presenta «The Human Element», una riflessione più recente che vede l’umanità come «quinto elemento», una forza capace di incidere sui sistemi naturali tanto quanto terra, acqua, aria e fuoco. Una visione che richiama la condizione dell’Antropocene, in cui l’essere umano è concepito come parte integrante e agente trasformativo dei processi naturali.
Il percorso trova infine una sintesi nel Padiglione Verde, dove in collaborazione con il Festival CinemAmbiente, vengono proiettati tre documentari chiave prodotti dal fotografo: il pluripremiato «Chasing Ice» (vincitore di un Emmy Award), «The Human Element» e il recentissimo «Chasing Time» (2024), un’intima riflessione sul tempo e sulla trasformazione ecologica.

Realizzata con il contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo e della Fondazione CRT, e con il sostegno del Gruppo Iren, «Impronte» si presenta come un invito a osservare il presente con maggiore consapevolezza. Una visione in cui la fotografia è testimonianza e strumento critico capace di rendere visibili le trasformazioni profonde che stanno ridefinendo il volto della Terra.

Autore: Arianna Scinardo

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 24 apr 2026

A cura di DMF
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